p 175 .


Capitolo Sette. Friedrich Nietzsche.
Paragrafo 1 . Nietzsche e la scienza.

     
Introduzione.

Nel  diciannovesimo  secolo con la medesima  parola  -  scienza  -  si
indicano cose molto diverse fra loro.
     Alla  scienza  legato un valore inequivocabilmente  positivo.  E
non  solo  da parte dei positivisti. Con Hegel (ma gi con Fichte)  la
filosofia   diventata scienza; Marx ed Engels insistono sul carattere
scientifico  del loro socialismo, in contrapposizione alle vagheggiate
utopie di una futura societ ideale.
     La  volont di dominio dell'uomo sulla realt sembra aver trovato
nella  scienza lo strumento adeguato: non solo la natura, ma l'uomo  e
le  aggregazioni di uomini (la societ con le sue dinamiche e  con  le
sue  classi)  e  addirittura  lo  Spirito  (nella  sua  dimensione  di
Assoluto) svelano le loro leggi e diventano cos oggetto di previsione
e di controllo.
     Anche  Schopenhauer,  che  pure aveva individuato  in  una  forza
irrazionale e imprevedibile la causa prima del Mondo (del Tutto),  non
rinuncia a dominare tale forza, contrapponendo ad essa (Voluntas) il
suo opposto, la Noluntas: la fuga nell'ascesi  la sconfitta (e quindi
il  dominio)  del  Wille da parte dell'uomo. E  la  filosofia    lo
strumento che porta a questa vittoria dell'uomo sul Mondo.

La filologia.
     
In  questo  contesto  Friedrich Nietzsche  non  si  presenta  n  come
scienziato, n come filosofo, bens come filologo(1).
     La  filologia  una scienza analitica, che va a  scavare  nelle
sedimentazioni della storia della cultura e dei testi per ripristinare
gli  originali  liberandoli dagli scoli  e  dalle  aggiunte  di  cui
arbitrariamente  sono stati arricchiti, allo scopo di  denunciare  i
falsi  -  come  aveva  fatto  Lorenzo  Valla  con  la  Donazione  di
Costantino.(2)
     
     p 176 .
     
     La filologia  sostanzialmente smascheramento.(3)
     Nietzsche afferma che la cultura occidentale, da Socrate ai  suoi
giorni,    stata  un  progressivo  occultamento,  trasfigurazione   e
falsificazione   della  realt  dell'uomo;  la   filosofia      stata
nient'altro che una favola.(4)
     Il  filologo Nietzsche individua fino dalla sua prima opera, La
nascita  della  tragedia  (1871), la  centralit  del  problema  della
scienza:  una  centralit che riconferma molti anni dopo,  quando  nel
Saggio  di  una critica di se stesso, pubblicato come nuova prefazione
al suo scritto del 1871, scrive: Tuttavia non voglio del tutto tacere
quanto  mi sia oggi insoffribile, quanto lo senta lontano da  me  dopo
sedici  anni,  guardandolo  con occhi meno giovani,  cento  volte  pi
smaliziati,  non  per  questo divenuti pi freddi,  e  che  non  hanno
perduto  di  vista  quel  problema a cui  per  la  prima  volta  si  
arrischiato  questo libro temerario, - il problema di  considerare  la
scienza  alla  luce  dell'artista, ma  l'arte  alla  luce  della  vita
...(5).
     Accanto  al  problema, Nietzsche indica anche la  soluzione:  una
scala  gerarchica al cui vertice  la vita, alla quale    subordinata
l'arte e, infine, la scienza.
     
Dionisiaco e apollineo.
     
Nell'opera  La nascita della tragedia la scienza si risolve nell'arte,
e  una  sorta  di metafisica dell'arte spiega e giustifica  l'intera
esistenza:   nell'uomo  convivono  due  elementi,  il   dionisiaco   e
l'apollineo;  l'arte - e in particolare l'arte tragica dei  Greci  del
quinto  secolo  avanti Cristo -  in grado di cogliere  la  fusione  e
l'armonia di questi due elementi.
     Con  dionisiaco Nietzsche vuole indicare ci che appartiene  alla
forza  vitale, naturale, istintiva che muove l'uomo e l'intera natura:
Il  fascino  dionisiaco non stringe nuovamente soltanto il  nodo  fra
uomo  e  uomo,  ma  anche la natura straniera, nemica o  assoggettata,
celebra  la festa della riconciliazione con il figlio perduto, l'uomo.
La  terra  offre spontaneamente i suoi doni, e le fiere  rapaci  delle
rupi  e  dei  deserti si avvicinano pacifiche. Il  carro  di  Dioniso,
coperto  di  fiori  e  ghirlande,   tirato  da  pantere  e  da  tigri
accoppiate
     
     p 177 .
     
     sotto il suo giogo. Si tramuti in un quadro l'Inno alla gioia  di
Beethoven  e  non  s'arresti la fantasia al  momento  in  cui  milioni
d'uomini  cadono  ossessi nella polvere: soltanto cos  potremo  avere
un'idea  del dionisiaco. Ecco che lo schiavo  libero, ecco che  tutti
spezzano  le rigide barriere nemiche che il bisogno, l'arbitrio  e  la
"moda  insolente"  hanno  interposto fra gli  uomini.  Ecco  che,  nel
vangelo  dell'universale armonia, ognuno si sente non soltanto  unito,
riconciliato, fuso con il suo vicino, ma addirittura uno, quasi che il
velo  di  maya  sia  strappato e soltanto ne  volteggino  i  brandelli
davanti al mistero dell'Uno primigenio(6).
     Con    apollineo,    invece,   Nietzsche   simboleggia    l'arte
figurativa:    la  visione precisa e netta che  nasce  dalla  natura
solare  di Apollo;  la luce che svela la realt. Apollo  anche  il
dio della profezia:  lui, infatti, che parla per bocca degli oracoli,
cos come  lui che manda all'uomo i sogni. Con la luce, con i sogni e
attraverso gli oracoli, Apollo fornisce agli uomini la sapienza.(7)
     I   due   elementi   forniscono  ciascuno  un  punto   di   vista
unilaterale: solo il genio dionisiaco-apollineo(8) - come lo  chiama
Nietzsche  -  realizza l'equilibrio di queste due componenti  naturali
dell'uomo  e  pu,  quindi, dire s alla vita  nella  sua  pienezza  e
totalit.

Il rifiuto del socratismo.
     
Tutta  la  filosofia e la cultura occidentale (o almeno gran parte  di
essa)  hanno operato nella direzione di cancellare - o per lo meno  di
controllare - tutto quanto di istintivo, di dionisiaco, c'  nell'uomo
e  nella natura. Il primo grande artefice di questa operazione  stato
Socrate:(9) egli ha trasformato il dionisiaco in coscienza; il momento
istintivo,  la  voce interiore, il dmone, non hanno pi  per  Socrate
alcuna  funzione  creatrice.  La voce  interiore  frena,  reprime;  la
creativit dell'uomo  demandata tutta alla coscienza.
     La  chiave  per spiegare l'anima di Socrate ci   data  da  quel
mirabile fenomeno che va sotto la designazione di "dmone di Socrate".
In  certe  particolari  condizioni, quando lo  straordinario  cervello
esitava,  egli acquistava una completa sicurezza in virt  d'una  voce
divina che in tali momenti gli si manifestava. Questa voce, quando  si
faceva intendere, sempre era per dissuadere. La saggezza istintiva  in
questo carattere completamente abnorme si mostra solamente per opporsi
alla conoscenza consapevole, per impedire questa o quella cosa. Mentre
in  altri  uomini  produttivi l'istinto    una  forza  affermativa  e
creatrice e la coscienza si comporta da critico e da freno, invece  in
Socrate l'istinto fa da critico e la coscienza da creatore - una  vera
mostruosit  per defectum!  E in verit qui constatiamo  un  mostruoso
defectus  di  disposizione  mistica, tanto che  si  potrebbe  definire
Socrate come il non-mistico per eccellenza, nel quale la natura logica
 eccessivamente sviluppata per una superfetazione, quanto la saggezza
istintiva nel mistico. Ma d'altro canto codesto impulso logico che  si
manifestava in Socrate era completamente incapace di rivolgersi
     
     p 178 .
     
     contro  se  stesso;  nell'energico e sfrenato  fluire  della  sua
logica,  egli  si rivela una forza naturale quale non ritroviamo,  con
nostro   stupore  e  raccapriccio,  se  non  nelle  maggiori   energie
istintive(10).
     
Wagner contro Socrate.
     
Nietzsche    convinto - come abbiamo detto - che  l'arte  (e  non  la
razionalit  scientifica)  possa esprimere  la  pienezza  della  vita:
proprio in questa prospettiva avviene l'incontro con Richard Wagner  e
con la sua musica.
     Nietzsche   aveva   conosciuto   e   cominciato   a   frequentare
assiduamente Wagner fino dal 1869. Dopo la pubblicazione della Nascita
della tragedia non mancano le reazioni polemiche (fra esse quella  del
celebre  filologo  Ulrich  von  Wilamowitz-Mllendorf),  e  Wagner  si
schiera apertamente in difesa di Nietzsche.(11)
     Nel  1876  Nietzsche pubblica Richard Wagner a Bayreuth:  egli  
convinto  che attraverso l'opera di Wagner possa rinascere lo  spirito
della tragedia greca.
     Ma   la   fiducia  riposta  in  Wagner  e  nella  sua  opera   di
rinnovamento della cultura appare ben presto un'illusione allo  stesso
Nietzsche, che definisce una esagerazione la propria esaltazione del
musicista e si sente addirittura ridicolo per aver sostenuto  Wagner
con la passione di un predicatore.(12)
     
Il socratismo moderno.
     
Il  motivo  del distacco da Wagner sta nella maturazione da  parte  di
Nietzsche della convinzione che la risposta metafisico-artistica sia
inadeguata a contrastare la razionalit scientifica in cui si  esprime
il socratismo moderno, cio il positivismo.
     Il  confronto  con  la scienza si pone ora in termini  del  tutto
nuovi.
     Dopo  aver  pubblicato le sue considerazioni  inattuali  (1873-
1876)(13), Umano, troppo umano (1878), Aurora (1881), Nietzsche scrive
La gaia scienza (1882).
     Negli  anni  dal 1876 al 1882  andata maturando una  riflessione
sul  nichilismo,  cio sulla decadenza dell'uomo occidentale-cristiano
abituato alla rinuncia.
     Il  nichilismo  la negazione (l'annichilimento) della  vita,  la
svalutazione dell'esistenza: prima di tutto dell'esistenza  umana,  ma
anche della generale esistenza dell'universo.
     
     p 179 .
     
     Il  socratismo, che - come abbiamo visto -  stato  un  movimento
forte  per  il  no  alla  vita,   accanto  al  positivismo,  uno  dei
fondamenti del nichilismo.
     
Il contributo della scienza moderna al nichilismo.
     
Nel  corso  del  diciannovesimo secolo un  contributo  grandissimo  al
nichilismo  venuto dalla scienza. La vita si esprime negli individui;
non  esiste  la  vita  del  genere  se  non  come  contemporaneit   e
successione di innumerevoli vite individuali.
     L'atteggiamento scientifico - osserva Nietzsche - si fonda  sulla
quantit(14),  su  gruppi omogenei, classi,  eccetera  La  quantit  
negazione delle differenze: essa rende indistinte e uguali fra loro le
unit che la compongono.(15)
     Inoltre,  le  operazioni  scientifiche  sulle  quantit   tendono
all'eliminazione  delle  differenze anche fra le  entit  quantitative
(indifferenziate) prese in esame. E questo avviene sia nella logica  e
nella matematica, sia nella fisica e nella chimica.
     Il  principio di identit (A = A) nega la differenza fra gli enti
(quali essi siano) considerati.
     Lo  stesso  accade nelle uguaglianze matematiche:  a  +  b  =  c;
oppure  (a + b)2 = a2 + b2 + 2ab, dove  evidente che ci che  precede
il segno di uguaglianza non  la stessa cosa di quanto lo segue.
     In  fisica e in chimica la tendenza generale  all'equilibrio: si
pensi  all'equilibrio  delle forze e a quello che  si  realizza  nelle
reazioni chimiche.
     Solo  riconoscendo  l'individuo come  soggetto  dell'esistenza  
possibile  sconfiggere il nichilismo: ma non si tratta  di  riproporre
criteri  qualitativi contro quelli quantitativi della scienza moderna;
utilizziamo  pure  -  osserva  Nietzsche  -  una  scala  numerica   e
quantitativa, ma sapendo bene che i suoi termini non sono n multipli
n divisori l'uno dell'altro.(16)
     Nietzsche    rifugge   tutte   le   interpretazioni    di    tipo
meccanicistico della realt.
     Siccome  la  vita    qualcosa  di  profondamente  diverso  dalla
meccanica,  se la natura fosse un grande meccanismo gli esseri  vivi
sarebbero semplicemente un suo ornamento: "Legge di natura" [] una
parola della superstizione. Se parlate con tanto rapimento del dominio
della  legge  nella  natura,  o dovete ammettere  che  tutte  le  cose
naturali seguono, per un'obbedienza libera che si sottomette, la  loro
legge  - nel qual caso voi dunque ammirate la moralit della natura  -
oppure  vi  affascina l'idea di un meccanico creatore,  che  ha  fatto
l'orologio  pi  artistico, applicandovi come ornamento  esseri  vivi.
Attraverso
     
     p 180 .
     
     l'espressione  "dominio della legge", la necessit  della  natura
diventa   pi   umana  e  un  ultimo  rifugio  per  le  fantasticherie
mitologiche(17).
     Antonio   Banfi  ha  messo  in  evidenza  che  gi  nella   prima
considerazione  inattuale,  David  Strauss.  L'uomo  di  fede  e  lo
scrittore,   Nietzsche   attacca  Strauss,  ex   hegeliano   diventato
positivista,  e  in  lui  critica  il  determinismo  scientifico,   il
darwinismo, il filisteismo borghese.(18)
     La  conoscenza scientifica - insiste Nietzsche - non  pu  essere
confusa  con la vita: L'albero della conoscenza. Verosimiglianza,  ma
non  verit; apparenza di libert, ma non libert, - sono questi i due
frutti per cui l'albero della conoscenza non pu essere scambiato  con
l'albero della vita(19).
     Per  Nietzsche - scrive Banfi - Qualsiasi spiegazione  razionale
della  vita  era  come arrestasse la vita stessa: il senso  di  riposo
inevitabile  in  una umanit che tutto ritenesse logicamente  spiegato
l'avrebbe  fatto ristagnare. Gli ideali sono come aquiloni: stanno  in
alto  finch il fanciullo che ne tiene il filo corre; quando  egli  si
riposa  si adagiano miseramente sulla terra. Quanto al "progresso"  di
Strauss,  inteso in senso darwiniano, doveva necessariamente  apparire
piuttosto volgare a Nietzsche(20).

La gaia scienza.
     
Nietzsche  non vuole comunque rinunciare all'uso della parola  (e  del
concetto)  scienza, il cui significato deve essere per  ridefinito  e
ampliato:  la  capacit  scientifica  la capacit  di  giudizio.  Nel
giudizio, soggetto e predicato sono uniti non per una necessit logica
- inerente cio alla ragione di tutti -, ma da un vincolo che ciascuno
coglie individualmente.
     Quella di cui parla Nietzsche - a partire da Umano, troppo  umano
-      una   scienza  intesa  non  certo  come  scienza  nel   senso
dell'antichit, cio un sistema di proposizioni fondate   su  princpi
universali,  legate in ferrea concatenazione, dedotte e dimostrate  le
une  mediante  le  altre.  Ma neppure nel senso  moderno,  ossia  come
conoscenze    ottenute    attraverso   la    raccolta,    l'induzione,
l'esperimento,  e  introdotte poi anch'esse nel meccanismo  deduttivo,
se,  come  pare, le tesi e le discussioni di Umano sono presentate  da
Nietzsche come esempi di attivit scientifica. Egli sviluppa gi  qui,
e  in  modo  approfondito  negli scritti che seguiranno,  una  critica
serrata  contro  il  pensiero logico e deduttivo, e  la  stessa  forma
aforistica  che  introduce in Umano accenna alla  sua  sfiducia  nella
produttivit delle catene dimostrative(21).

p 181 .

La chimica delle idee e dei sentimenti.
     
Questo rifiuto degli strumenti logici tradizionali  nasce - come ormai
dovrebbe  essere  chiaro  - dalla certezza che  Nietzsche  ha  della
irriducibilit   della  vita  (idee  e  sentimenti)   a   uno   schema
esclusivamente razionale.
     Non si pu ridurre - come facevano Socrate e i suoi seguaci -  la
felicit   alla  conoscenza,(22)  perch  la  razionalit  scientifica
applicata alla conoscenza della natura non pu scoprire in essa n  il
bene n il male, n la felicit n l'infelicit.(23)
     Guardando ai risultati innegabili della scienza moderna  dovremmo
pensare,  ad  esempio,  a una chimica delle  idee  e  dei  sentimenti
morali, religiosi ed estetici, come pure di tutte quelle emozioni  che
sperimentiamo  in  noi  stessi nel grande e  piccolo  commercio  della
cultura e della societ e persino nella solitudine(24).
     La  chimica cui pensa Nietzsche, avendo per oggetto sentimenti ed
emozioni,    quindi  tutt'altra cosa dalla chimica  quantitativa  dei
chimici.  Il modello offerto dalla chimica vale solo nei suoi  aspetti
analitici, che Nietzsche applica alla scomposizione dei valori  e  dei
simboli  della  cultura, ma da questa scomposizione  non  scaturiscono
basi vere su cui ricostruire valori e simboli: Nietzsche come scrive
Gianni  Vattimo non cerca regolarit formulabili in leggi, sicch  il
modello  della  chimica funziona essenzialmente  come  un  affinamento
dell'attenzione analitica, che per si rivolta appunto contro il  modo
di  procedere  della scienza che, nell'analisi, cerca  le  costanti  e
trascura   le  differenze.  La  chimica  nicciana    una   acutizzata
sensibilit alla policromia del mondo spirituale ...(25).
     La  chimica dei sentimenti pu darci risultati sorprendenti:  Ma
che  avverrebbe, se questa chimica concludesse col risultato che anche
in questo campo i colori pi magnifici si ottengono da materiali bassi
e  persino spregiati? Avranno voglia, molti, di seguire tali indagini?
L'umanit ama scacciare dalla mente i dubbi sull'origine e i princpi:
non  si  deve  forse  essere quasi disumanizzati  per  sentire  in  s
l'inclinazione opposta?(26).
     Qui  Nietzsche pone due problemi che rimarranno al  centro  della
sua  riflessione: quello della certezza sull'origine e quello  della
disumanizzazione  dell'uomo, cio della necessit  di  andare  verso
l'oltreuomo (o superuomo).

Il problema dell'origine.
     
Nella  metafora  dei colori pi magnifici e dei materiali  bassi  e
persino  spregiati si nasconde il problema centrale  della  filosofia
occidentale: quello del rapporto fra Essere e divenire.
     
     p 182 .
     
     I  problemi  filosofici riprendono oggi in  tutto  e  per  tutto
quasi  la  stessa  forma interrogativa di duemila anni  fa:  come  pu
qualcosa   nascere   dal  suo  opposto,  per  esempio   il   razionale
dall'irrazionale,  ci  che  sente da  ci  che    morto,  la  logica
dall'illogicit, il contemplare disinteressato dal bramoso volere,  il
volere per gli altri dall'egoismo, la verit dagli errori?(27).
     Secondo   Nietzsche  i  tentativi  fatti  dalla   filosofia   per
conciliare  gli opposti sono falliti: hanno portato al  prevalere  ora
dell'uno  ora  dell'altro. Ma non potevano non fallire,  perch  tutti
partivano da un errore originario: la presupposizione della  realt  o
non-realt di tali opposti (l'Essere , il non-essere non )  e  della
distinzione fra loro.
     La  filosofia  nata - osserva Nietzsche - perch gli uomini, che
avevano davanti a s e dentro di s tutta la ricchezza della vita,  ne
hanno  cercato  altrove  il  principio e l'origine,  convinti  che  la
felicit  dipendesse dal trovare quel principio e quella  origine.  In
realt  la  ricerca dell'origine ha portato l'uomo sempre pi  lontano
dalla sua vita e dai suoi interessi reali.(28)
     Solo  rinunciando  alla ricerca della certezza  dell'origine  (di
una  origine  lontana  ed esterna a s) l'uomo pu  cogliere  l'intima
unit  della realt, nella quale scompare la distinzione fra Essere  e
divenire. E, di conseguenza, scompare ogni certezza.
     
Il tramonto delle certezze e l'aurora della nuova scienza.
     
Il  nuovo  giorno (aurora) nasce dopo il tramonto di tutte le certezze
della  razionalit  scientifica, della filosofia  metafisica  e  della
morale.
     La  scienza  che  vuole  Nietzsche  una  scienza  che  tende  ad
appagare  il fondamentale bisogno di felicit dell'uomo:    una  gaia
scienza.
     Abbandonate  le  certezze,  Nietzsche  vede  aprirsi  una   nuova
dimensione  della  conoscenza, una conquista vitale  per  l'uomo:  La
sfera della conoscenza sintetizza Giorgio Colli deve essere unita  a
quella  della  gioia(29). Questo  il tema dominante  dell'opera  del
1882, intitolata appunto La gaia scienza.
     
     p 183 .
     
     Nietzsche  insiste ancora sull'errore originario della conoscenza
filosofica e scientifica, che ha fatto s che per immensi periodi  di
tempo  l'intelletto producesse nient'altro che errori, che  furono
sempre  ulteriormente tramandati e divennero infine quasi il contenuto
specifico e basilare dell'umanit.
     Gli  errori  sono ormai noti: che esistano  cose  uguali,  che
esistano  oggetti,  materie, corpi, che una cosa  sia  quel  che  essa
appare, che il nostro volere sia libero, che quanto  per me bene,  lo
sia anche in s e per s.(30)
     
La morte di Dio.
     
La distruzione delle certezze, l'assunzione dell'Essere nel divenire e
del   divenire   nell'Essere(31)  trovano  espressione   nell'immagine
paradossale  della  morte di Dio, annunciata nell'aforisma  125  della
Gaia   scienza   da  l'uomo  folle  (cos  chiamato  nella   stesura
definitiva;   ma   negli  scritti  preparatori  aveva   il   nome   di
Zarathustra).  Si chiude con il vecchio mondo della  metafisica  e  si
apre la via verso un nuovo orizzonte.
     L'uomo  folle. Avete sentito di quel folle uomo che  accese  una
lanterna  alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si  mise  a
gridare  incessantemente: "Cerco Dio! Cerco Dio!" e poich proprio  l
si trovavano  molti di quelli che non credevano in Dio, suscit grandi
risa.  "E'  forse perduto?" disse uno. "Si  perduto come un bambino?"
fece  un  altro.  "Oppure sta ben nascosto? Ha  paura  di  noi?  Si  
imbarcato?  E' emigrato?" gridavano e ridevano in una gran confusione.
Il  folle uomo balz in mezzo a loro e li trapass con i suoi sguardi:
"Dove se n' andato Dio?" grid "ve lo voglio dire! Siamo stati noi ad
ucciderlo:  voi  ed  io!  Siamo noi tutti i suoi  assassini!  Ma  come
abbiamo  fatto  questo? Come potemmo vuotare il  mare  bevendolo  fino
all'ultima  goccia? Chi ci dette la spugna per strusciar via  l'ultimo
orizzonte? Che mai facemmo, a sciogliere questa Terra dalla catena del
suo  Sole? Dov' che si muove ora? Dov' che ci muoviamo noi?  Via  da
tutti  i  Soli? Non  il nostro un eterno precipitare? E all'indietro,
di  fianco,  in avanti, da tutti i lati? Esiste ancora un  alto  e  un
basso?  Non  stiamo  forse vagando attraverso un infinito  nulla?  Non
alita  su  di  noi  lo spazio vuoto, non si  fatto  pi  freddo?  Non
seguita  a  venir  notte,  sempre pi notte?  Non  dobbiamo  accendere
lanterne  la  mattina?  Dello strepito che  fanno  i  becchini  mentre
seppelliscono  Dio,  non udiamo dunque nulla? Non fiutiamo  ancora  il
lezzo della divina putrefazione? Anche gli di si decompongono! Dio  
morto!  Dio  resta morto! E noi lo abbiamo ucciso! Come ci consoleremo
noi,  gli assassini di tutti gli assassini? Quanto di pi sacro  e  di
pi possente il mondo possedeva fino ad oggi, si  dissanguato sotto i
nostri  coltelli; chi deterger da noi questo sangue? Con quale  acqua
potremmo noi lavarci? Quali riti espiatori, quali giochi sacri dovremo
noi inventare?
     
     p 184 .
     
     Non   troppo grande, per noi, la grandezza di questa azione? Non
dobbiamo noi stessi diventare di, per apparire almeno degni di  essa?
Non ci fu mai un'azione pi grande: tutti coloro che verranno dopo  di
noi apparterranno in virt di questa azione ad una storia pi alta  di
quanto mai siano state tutte le storie fino ad oggi!". A questo  punto
il  folle  uomo  tacque,  e  rivolse di  nuovo  lo  sguardo  sui  suoi
ascoltatori:  anch'essi tacevano e lo guardavano  stupiti.  Finalmente
gett  a  terra  la sua lanterna, che and in frantumi  e  si  spense.
"Vengo  troppo  presto" prosegu "non  ancora il  mio  tempo.  Questo
enorme  avvenimento  ancora per strada e sta facendo il suo  cammino:
non  ancora arrivato fino alle orecchie degli uomini. Fulmine e tuono
vogliono  tempo,  il lume delle costellazioni vuole tempo,  le  azioni
vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perch siano  vedute
e  ascoltate. Questa azione  ancor sempre pi lontana da loro  [dagli
uomini]  delle pi lontane costellazioni: eppure son loro che  l'hanno
compiuta!". Si racconta ancora che l'uomo folle abbia fatto irruzione,
quello stesso giorno, in diverse chiese e quivi abbia intonato il  suo
Requiem aeternam Deo. Cacciatone fuori e interrogato, si dice  che  si
fosse limitato a rispondere invariabilmente in questo modo: "Che altro
sono ancora queste chiese, se non le fosse e i sepolcri di Dio?"(32).
     Con  la  morte di Dio sono spazzate via tutte le certezze,  tutte
le  coordinate:  il  nostro   un eterno  precipitare  in  tutte  le
direzioni,  o  meglio,  in  nessuna  direzione,  perch  non  esistono
direzioni  nell'infinito nulla. Il regno dei nuovi di,  degli  uomini
che  hanno  ucciso  Dio - come aveva anticipato Max  Stirner  -(33)  
costituito dal nulla infinito.
     
Nichilismo contro nichilismo.
     
Al  nichilismo  della scienza e della filosofia, che  hanno  negato  e
ridotto  a  nulla  la vita, Nietzsche contrappone il nichilismo  della
morte  di  Dio:  la  negazione e la riduzione  a  nulla  di  tutte  le
certezze.
     Guardandosi intorno Nietzsche vede come l'Europa del  suo  secolo
sia  ancora dominata dalla certezza della verit: i suoi contemporanei
non  si  rendono  conto  che il Dio che continuano  ad  adorare    il
fantasma  di  Dio,  del  quale le chiese sono diventate  il  sepolcro.
Vengo  troppo  presto dice l'uomo-folle-Nietzsche.  Il  filosofo  si
rende  conto  di tutta la inattualit del suo pensiero:  ma  al  tempo
stesso  convinto che la rottura radicale con il passato, di cui  quel
pensiero  espressione, sia gi avvenuta. Come per la nascita  di  una
nuova  stella, deve passare molto tempo prima che gli uomini ne vedano
la luce.
     
Verit e menzogna.
     
Ecco  quanto lontano dalle scienze naturali ci ha portato  la  chimica
nicciana.  L'uomo,  con  le  scienze  naturali  e  quelle  esatte   ha
organizzato  un  mondo in cui egli  centro e misura.  La  scienza  ha
offerto  parametri, metri e coordinate, ha costruito una verit  senza
dimostrarla, e l'ha posta come fondamento per la

p 185 .

conoscenza  e  per  la  vita: ma La vita non  un  argomento  scrive
Nietzsche:   tra   le  condizioni  della  vita  ci  potrebbe   essere
l'errore(34).
     Affermare  la possibilit dell'errore, riconoscere come  menzogna
il sapere che si  sviluppato fino alla morte di Dio, non implica, per
Nietzsche,  denunciare  quale  e dove  sia  la  menzogna,  perch  ci
vorrebbe dire definire una nuova verit, in riferimento alla quale  la
menzogna    menzogna.  Contro  tutto quello  che  ingabbia  la  vita,
Nietzsche afferma la vita. La gaia scienza - come ha scritto lo stesso
Nietzsche  nella prefazione del 1887 - rappresenta la convalescenza,
il  passaggio  dalla malattia del presunto vero  alla  salute  della
vita.(35)
     La  filosofia, che con Descartes aveva intravisto la terra  della
certezza della Verit e che con Hegel pensava di averla raggiunta,(36)
con   Nietzsche   se   la   lascia  di  nuovo   alle   spalle,   forse
definitivamente.
     Nell'orizzonte dell'infinito. Abbiamo lasciato  la  terra  e  ci
siamo  imbarcati  sulla nave. Abbiamo tagliato  i  ponti  alle  nostre
spalle  -  e  non   tutto: abbiamo tagliato la terra dietro  di  noi.
Ebbene,  navicella! Guardati innanzi! Ai tuoi fianchi c' l'oceano:  
vero, non sempre muggisce, talvolta la sua distesa  come seta e oro e
trasognamento  della bont. Ma verranno momenti in cui  saprai  che  
infinito  e che non c' niente di pi spaventevole dell'infinito.  Oh,
quel misero uccello che si  sentito libero e urta ora nelle pareti di
questa gabbia! Guai se ti coglie la nostalgia della terra, come se  l
ci fosse stata pi libert - e non esiste pi "terra" alcuna!(37).
     Come  Giordano  Bruno,(38) Nietzsche toglie il  Sole  dal  centro
dell'universo; nella sua infinit l'universo non ha pi centro:  tutti
i  punti sono centro. Come Bruno, Nietzsche mina le grandi costruzioni
metafisiche  che  l'hanno preceduto. Il razionalismo,  il  criticismo,
l'idealismo,  il  positivismo, vengono denunciati come  menzogna.  Una
menzogna  che   tale in quanto si pone come risposta  a  un  problema
falso,  che  si  ripresenta identico da  pi  di  duemila  anni:  la
contrapposizione tra Essere e divenire.
     La  filosofia moderna, nella sua epoca conclusiva, ha  risolto  -
con Hegel - tale contrapposizione utilizzando di fatto la soluzione di
Parmenide: negando il divenire. Il fluire dell'universo, della  natura
e  degli  uomini  ,  all'interno  dell'Assoluto,  regolato  da  leggi
assolute  ed  eterne: l'uomo  libero nella misura in cui non  conosce
quelle  leggi  (come  diceva  Spinoza)(39)  o  nella  misura  in  cui,
conoscendole, vi si adegua (come sosteneva Hegel). In ogni caso Essere
e  Vero  coincidono  e, in Hegel come nel Vangelo  di  Giovanni,  sono
Lgos.
     Il  problema  falso - secondo Nietzsche - perch il divenire, la
vita,    non  in quanto contrapposizione all'Essere,  polo  di  una
contraddizione, come voleva Hegel: il divenire  autonomamente essere,
 l'unico modo di essere dell'Essere.
